Torna all'indice
Riferimenti Normativi


http://www.crescerecreativamente.org Il modo con il quale facciamo le cose influenza i risultati. Se facciamo le cose tanto per farle, più per dovere da assolvere che per la convinzione di ricarvarne un beneficio, avremmo come risultato che le cose fatte saranno di poca importanza, archiviate tra le attività di scarso piacere, non significative, perfino poco redditizie, a lungo andare tediose, se invece le facciamo di malavoglia è sicuro che diverranno perfino dannose. Il piacere con il quale i bambini di prima fanno i compiti, su questo penso che molti colleghi concordino pienamente, è tale che è un peccato sciuparlo. Come evitarlo? Con due mosse strategiche: Primo (e unico) consiglio per i maestri e le maestre: dare solo i compiti strettamente necessari, mai nella stessa quantità, quindi alternare con studiate mosse, a volte pochissimi altre un po' di più, concedere pause,  fare che in modo che non siano troppo ripetitivi e che siano sempre la conseguenza di un'attività svolta al mattino. Per i genitori, invece, seguire i figli coscienziosamente in soli dieci step. Premesso che i compiti nei primissimi anni della scuola Primaria sono un piccolo corollario nemmeno essenziale, ai fini dell'apprendimento, cui escluderei l'esercizio della lettura che va praticato con molta costanza nel primo periodo, ma che si può fare anche senza il compito istituzionale, il resto è pratica e metodo che si applicano per il novanta per cento a scuola. Ecco cosa fare allora soprattutto nei primi anni, e in prima superata la fase dell'apprendimento  della lettura e della scrittura, perché l'aiuto dei genitori nei compiti diventi un aiuto efficace per il bambino e per gli insegnanti, nel senso che contribuiscono a promuovere al pari delle attività al mattino, il desiderio di far bene, d'imparare, la motivazione a partecipare anche con il proprio contributo a casa. 1) Non fornire mai, ripeto mai, contenuti preconfezionati: se il bambino deve scrivere due frasi o un breve testo lasciare che sia lui a pensarlo, semmai aiutarlo con semplici domande, fare in modo che sia lui a tirare fuori le idee. 2) Non correggere gli errori di ortografia ma insegnargli a porsi domande: come si scrive questa parola? Ci vuole l'accento o l'apostrofo? 3) Se c'è molto da colorare e al bambino non piace non insistete, spiegatelo agli insegnanti, i carichi si possono personalizzare anche secondo le inclinazioni. Diamo più importanza a ciò gli piace fare. 4) Non cancellare il compito eseguito perché ritenuto troppo infantile, semplice o non adeguato: il prodotto di un bambino non va mai criticato in termini di qualità né di quantità, sostenerlo invece nello sviluppare le idee facendolo raccontare, suggerendogli un episodio, un fatto, un ricordo. 5) In matematica usare oggetti e situazioni reali,  fare del momento del contare un momento di bel gioco. 6) Ancora in matematica se c'è molto da colorare e non piace non insistere: non si impara a contare colorando disegnini, se al bambino dà noia fatelo presente ai maestri. (Vedi anche step 10) 7) Se tarda a finire i compiti non stizzirsi, non minacciare punizioni o ritorsioni di qualsiasi tipo. 8) Incoraggiare a terminare il lavoro ma fermarsi prima che l'impresa diventi una scalata faticosa. 9) Non usare i compiti come se fossero punizioni: essi sono il naturale prosieguo della scuola, se sono troppi meglio discuterne con gli insegnanti e se sono giusti vanno fatti con piacere. 10) Non lamentarsi della quantità/qualità dei compiti davanti ai bambini, ma cogliere eventuali difficoltà come un'opportunità da collegare alla difficoltà generale del crescere e del rapportarsi con un sistema al quale occorre adattarsi, cercando di ricavarne comunque il massimo del vantaggio per noi, cercando sempre una mediazione, quindi attivarsi per un faccia a faccia con gli insegnanti e trovare con loro gli adeguati accordi. (Per dirla in soldoni: gli accordi vanno trovati tra adulti a beneficio del bambino, da entrambe le parti.)